2021 04 ostilita1Viaggio apostolico di papa Francesco in Iraq

Lo scorso marzo abbiamo potuto assistere ad un evento molto importante per il dialogo interreligioso e la pace nel mondo. Dal 5 all’8 marzo, infatti, si è svolto il viaggio apostolico del Santo Padre in Iraq. Un viaggio storico, quello di Papa Francesco, in una terra martoriata dai recenti conflitti, ancora profondamente segnata dalla morte e dalla sofferenza. Purtroppo, una delle cause, o forse uno dei pretesti di queste guerre, è stato anche l’estremismo religioso, con il fondamentalismo dell’autoproclamatosi Stato Islamico (ISIS), che ha mietuto innumerevoli vittime anche nella comunità cristiana. Le vittime degli estremisti sono state spesso ricordate da Papa Francesco nelle sue preghiere e definite come “nuovi martiri”. L’estremismo, come dice il papa, non è religione, ma un tradimento della religione.

Di seguito, una sintesi del discorso pronunciato dal pontefice durante l’incontro interreligioso nella piana di Ur del 6 marzo. Proprio in Iraq, la terra dove Abramo sentì per la prima volta la chiamata di Dio, papa Francesco si è recato per pregare per l’unità e la pace tra le religioni. “Questo luogo benedetto ci riporta alle origini, alle sorgenti dell’opera di Dio, alla nascita delle nostre religioni. Qui, dove visse Abramo nostro padre, ci sembra di tornare a casa. Qui egli sentì la chiamata di Dio, da qui partì per un viaggio che avrebbe cambiato la storia.” Partendo dal comune capostipite delle tre religioni monoteistiche più diffuse nel mondo, papa Francesco ci ricorda il nostro essere fratelli. “Noi siamo il frutto di quella chiamata e di quel viaggio. Dio chiese ad Abramo di alzare lo sguardo al cielo e di contarvi le stelle (cfr Gen 15,5). In quelle stelle vide la promessa della sua discendenza, vide noi. E oggi noi, ebrei, cristiani e musulmani, insieme con i fratelli e le sorelle di altre religioni, onoriamo il padre Abramo facendo come lui: guardiamo il cielo e camminiamo sulla terra.”

Guardiamo il cielo

“Contemplando dopo millenni lo stesso cielo, appaiono le medesime stelle. Esse illuminano le notti più scure perché brillano insieme. Il cielo ci dona così un messaggio di unità: l’Altissimo sopra di noi ci invita a non separarci mai dal fratello che sta accanto a noi.” Il papa ribadisce più volte il nostro essere fratelli sotto lo stesso cielo, nel nome di Dio. Le diverse religioni dovrebbero avere soprattutto un ruolo principale: “aiutare i nostri fratelli e sorelle a elevare lo sguardo e la preghiera al Cielo. Tutti ne abbiamo bisogno, perché non bastiamo a noi stessi. L’uomo non è onnipotente, da solo non ce la può fare. E se estromette Dio, finisce per adorare le cose terrene. Ma i beni del mondo, che a tanti fanno scordare Dio e gli altri, non sono il motivo del nostro viaggio sulla Terra. Alziamo gli occhi al Cielo per elevarci dalle bassezze della vanità; serviamo Dio, per uscire dalla schiavitù dell’io, perché Dio ci spinge ad amare. Ecco la vera religiosità: adorare Dio e amare il prossimo. Nel mondo d’oggi, che spesso dimentica l’Altissimo o ne offre un’immagine distorta, i credenti sono chiamati a testimoniare la sua bontà, a mostrare la sua paternità mediante la loro fraternità.”

Pregando di fronte alle macerie della guerra, il papa ci ricorda che “Dio è misericordioso e che l’offesa più blasfema è profanare il suo nome odiando il fratello. Ostilità, estremismo e violenza non nascono da un animo religioso: sono tradimenti della religione. E noi credenti non possiamo tacere quando il terrorismo abusa della religione. Anzi, sta a noi dissolvere con chiarezza i fraintendimenti. Non permettiamo che la luce del Cielo sia coperta dalle nuvole dell’odio!” In queste sue riflessioni, il papa ci ricorda poi il triste recente passato dell’Iraq. “Sopra questo Paese si sono addensate le nubi oscure del terrorismo, della guerra e della violenza. Ne hanno sofferto tutte le comunità etniche e religiose. Vorrei ricordare in particolare quella yazida, che ha pianto la morte di molti uomini e ha visto migliaia di donne, ragazze e bambini rapiti, venduti come schiavi e sottoposti a violenze fisiche e a conversioni forzate. Preghiamo perché ovunque siano rispettate e riconosciute la libertà di coscienza e la libertà religiosa: sono diritti fondamentali, perché rendono l’uomo libero di contemplare il Cielo per il quale è stato creato.”

2021 04 ostilita2Parlando del terrorismo che ha invaso il nord dell’Iraq distruggendo barbaramente parte del suo meraviglioso patrimonio religioso, tra cui chiese, monasteri e luoghi di culto di varie comunità, papa Francesco ci ricorda che “anche in quel momento buio sono brillate delle stelle. Penso ai giovani volontari musulmani di Mosul, che hanno aiutato a risistemare chiese e monasteri, costruendo amicizie fraterne sulle macerie dell’odio, e a cristiani e musulmani che oggi restaurano insieme moschee e chiese. […] Amare e custodire i luoghi sacri è una necessità esistenziale, nel ricordo del nostro padre Abramo, che in diversi posti innalzò verso il cielo altari al Signore (cfr Gen 12,7.8; 13,18; 22,9). Il grande patriarca ci aiuti a rendere i luoghi sacri di ciascuno oasi di pace e d’incontro per tutti!” La ricostruzione dei luoghi di culto è, per Francesco, un segno di speranza e di benedizione per il mondo intero. “Il Cielo non si è stancato della Terra: Dio ama ogni popolo, ogni sua figlia e ogni suo figlio! Non stanchiamoci mai di guardare il cielo, di guardare queste stelle, le stesse che, a suo tempo, guardò nostro padre Abramo.”

Camminiamo sulla terra

“Gli occhi al cielo non distolsero, ma incoraggiarono Abramo a camminare sulla terra, a intraprendere un viaggio che, attraverso la sua discendenza, avrebbe toccato ogni secolo e latitudine. Ma tutto cominciò da qui, dal Signore che “lo fece uscire da Ur” portò sacrifici: dovette lasciare terra, casa e parentela. Ma, rinunciando alla sua famiglia, divenne padre di una famiglia di popoli. Anche a noi succede qualcosa di simile: nel cammino, siamo chiamati a lasciare quei legami e attaccamenti che, chiudendoci nei nostri gruppi, ci impediscono di accogliere l’amore sconfinato di Dio e di vedere negli altri dei fratelli.” Certo, ci vuole coraggio, ci dice il Santo Padre, ma ribadisce una frase che negli ultimi mesi non si è mai stancato di ripetere: «nessuno si salva da solo» (Lett. enc. Fratelli tutti, 54). E questo vale anche per il dialogo interreligioso. “Nelle tempeste che stiamo attraversando non ci salverà l’isolamento, non ci salveranno la corsa a rafforzare gli armamenti e ad erigere muri, che anzi ci renderanno sempre più distanti e arrabbiati. Non ci salverà l’idolatria del denaro, che rinchiude in sé stessi e provoca voragini di disuguaglianza in cui l’umanità sprofonda. Non ci salverà il consumismo, che anestetizza la mente e paralizza il cuore.” Il papa ci chiede oggi di seguire la via della pace che ci renderà fratelli e sorelle che camminano dal conflitto all’unità, nonostante le incomprensioni del passato.

“Un’antica profezia dice che i popoli «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci» (Is 2,4). Questa profezia non si è realizzata, anzi spade e lance sono diventate missili e bombe. Da dove può cominciare allora il cammino della pace? Dalla rinuncia ad avere nemici.” L’unico nemico dovrebbe essere l’inimicizia, poiché “chi segue le vie di dio non può giustificare alcuna forma di imposizione, oppressione e prevaricazione, non può atteggiarsi in modo aggressivo.”

Passi concreti alla scoperta dell’altro

È possibile creare un ambiente di fratellanza, pace e amore tra religioni? Ecco i passi concreti da fare, secondo il pontefice. “Nella storia abbiamo spesso inseguito mete troppo terrene e abbiamo camminato ognuno per conto proprio, ma con l’aiuto di Dio possiamo cambiare in meglio. Sta a noi, umanità di oggi, e soprattutto a noi, credenti di ogni religione, convertire gli strumenti di odio in strumenti di pace. Sta a noi esortare con forza i responsabili delle nazioni perché la crescente proliferazione delle armi ceda il passo alla distribuzione di cibo per tutti. Sta a noi mettere a tacere le accuse reciproche per dare voce al grido degli oppressi e degli scartati sul pianeta: troppi sono privi di pane, medicine, istruzione, diritti e dignità! […] Sta a noi custodire la casa comune dai nostri intenti predatori. Sta a noi ricordare al mondo che la vita umana vale per quello che è e non per quello che ha, e che le vite di nascituri, anziani, migranti, uomini e donne di ogni colore e nazionalità sono sacre sempre e contano come quelle di tutti! Sta a noi avere il coraggio di alzare gli occhi e guardare le stelle, le stelle che vide il nostro padre Abramo, le stelle della promessa. Abbiamo davanti un cammino accidentato, ma abbiamo bisogno, come il grande patriarca, di fare passi concreti, di peregrinare alla scoperta del volto dell’altro, di condividere memorie, sguardi e silenzi, storie ed esperienze.” E il papa ci dona anche esempi concreti: l’eroico esempio di Najy della comunità sabeana mandeana, che perse la vita nel tentativo di salvare la famiglia del suo vicino musulmano. O quello di Dawood e Hasan, un cristiano e un musulmano che, senza farsi scoraggiare dalle differenze, hanno studiato e lavorato insieme. Insieme hanno costruito il futuro e si sono scoperti fratelli. “Anche noi, per andare avanti, abbiamo bisogno di fare insieme qualcosa di buono e di concreto”, aggiunge papa Francesco, che ci dice che l’educazione dei giovani sarà il vaccino più efficace per un domani di pace. “Perché siete voi, cari giovani, il nostro presente e il nostro futuro!”

“Noi, fratelli e sorelle di diverse religioni, ci siamo trovati qui, a casa, e da qui, insieme, vogliamo impegnarci perché si realizzi il sogno di Dio: che la famiglia umana diventi ospitale e accogliente verso tutti i suoi figli; che, guardando il medesimo cielo, cammini in pace sulla stessa terra.”

Papa Francesco

Preghiamo per tutti noi, perché, al di là delle
appartenenze religiose, possiamo vivere in armonia
e in pace, consapevoli che agli occhi di Dio siamo
tutti fratelli e sorelle

Papa Francesco


Articolo pubblicato sul mensile insieme di aprile 2021.