Una lettera dell’alfabeto a volte può fare la differenza. Nel mondo delle contrapposizioni, dove o è bianco o nero, o di destra o di sinistra, o a favore o contro…ecco che una semplice e piccola congiunzione ci allarga il cuore.

È proprio così. Nelle letture di questa domenica la differenza – una grande differenza – la fa proprio una piccola “e”.

Davanti a chi lo provoca per metterlo nuovamente alla prova, Gesù risponde facendo capire che non c’è contrapposizione tra Dio e l’uomo, anzi. Non si può dire di amare Dio e poi dimenticarsi degli esseri umani. Dovrebbero meditare queste parole di Gesù proprio quei cristiani che, per paura di confrontarsi con la complessità del nostro mondo, hanno fatto della fede uno stanzino dove rifugiarsi per vivere un momento d’intimità con il “loro” Dio. E allora meditiamo e rimeditiamo i due più grandi comandamenti, che sintetizzano tutti gli altri: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente e amerai il prossimo tuo come te stesso”. Dio non è geloso dell’amore che possiamo provare per i nostri simili. Dio non vuole l’esclusiva perché lui è l’amore. Nell’incarnazione di Gesù, Dio ci ha amato e si è fatto uno di noi. Ma cos’è l’amore, se non un dare senza ricevere nulla in cambio?

Facile a dirsi, meno a farsi. Quanti di noi arrivano a questo livello di amore? È solito, invece, sentire frasi del tipo: la amo perché “mi capisce…mi comprende…mi completa…mi sostiene”, e così via. È tutto un “mi…mi…mi”. Alla fine non si fa altro che amare se stessi.

C’è bisogno sicuramente un amore per se stessi, ce lo dice Gesù stesso, e corrisponde alla misura dell’amore con cui siamo amati da Dio.

Buona domenica

p. Antonio