pAntonioChe bel titolo che papa Francesco ha scelto per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che celebreremo il 29 settembre.

È un titolo che non vale solo un weekend, ma ci indica uno stile di vita quotidiana e, all’inizio del nostro nuovo anno pastorale, ci suggerisce uno stile di comunità: prenderci cura di tutto e di tutti. Sì, perché a volte diventiamo estremi(sti). Scegliamo una prospettiva e ne facciamo l’unica. “Non si tratta solo di migranti” è un invito a non contribuire a produrre, come dice Francesco, la “globalizzazione dell’indifferenza”. Le persone non scelgono di escludersi, ma vengono escluse. Non si sceglie di essere “altri”, se non quando qualcuno ha bisogno di marcare le distinzioni, creando degli stereotipi, dei modelli fissi, cliché per una società che ha paura del confronto perché non sa più riconoscersi allo specchio.

“La paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro, la persona diversa da me”, dice il Papa nel suo Messaggio. Iniziamo un nuovo anno pastorale con dentro nuova energia, generata dal riposo estivo e col desiderio di continuare un cammino in cordata. Si tratta di prenderci cura di tutti noi, del nostro cuore, della nostra mente e del nostro corpo. Una pastorale integrale, che non esclude nulla e nessuno.

Al di là degli slogan che troveremo e del tema specifico che quest’anno affronteremo, ricordiamoci che il nostro cuore è capace di amare così tanto che ha spazio per tutti.

Occorre allenarlo, tenerlo flessibile, vivo, espandibile, perché, al contrario, quello di pietra si riempie presto. Ci alleneremo nella palestra della carità, perché quando reciteremo il Padre Nostro possiamo credere davvero che ci basta quel “pane quotidiano”. Proveremo a “farci prossimi”, perché l’umanità che ci circonda non può aspettare i nostri calendari pastorali. Serve iniziativa, intraprendenza, coraggio, condivisione delle sofferenze altrui, a partire “dai piccoli, i poveri, i vulnerabili”, vittime delle dinamiche economiche moderne. L’invito che riceviamo dal messaggio di papa Francesco è di continuare l’opera di Gesù, e “far sì che tutti ricevano il dono della vita in pienezza, secondo la volontà del Padre”. Buon inizio d’anno pastorale, cari amici, con il cuore e gli occhi spalancati per cogliere i segni dei tempi, quegli indizi che Dio Padre mette sul nostro cammino per indicarci la via della salvezza.

Auguro a tutti noi che la nostra comunità, per chi vive nel buio della notte, sia almeno una piccola stella.

Buon inizio.


Articolo pubblicato sul mensile insieme di settembre 2019.